La classe dirigente trentina durante il fascismo

Date: 31 Ottobre 2007 - 31 Ottobre 2009

La ricerca si propone di approfondire il tema della classe dirigente locale negli anni del fascismo. Tale nucleo tematico, successivamente minimizzato e marginalizzato a sostegno della tesi del fascismo come "fenomeno d’importazione", in realtà apre a ipotesi di ricerca nuove e stimolanti: certi tratti tipici dell’irredentismo trentino e del volontarismo nella prima guerra mondiale (seguìto anche in alcuni casi dalla convinta partecipazione all’impresa fiumana di D’Annunzio) sembrano anticipare diverse caratteristiche ideologiche del fascismo a venire. Consonanza, questa, che venne tra l’altro spesso sottolineata dai fascisti trentini.

La ricerca si propone di ricostruire i percorsi biografici, nei loro intrecci e nei loro contrasti, dei protagonisti del fascismo locale, ognuno con le proprie specificità: dall’ex liberale e legionario Guido Larcher, al già clericale, quindi fascista diciannovista e squadrista Alfredo Degasperi, da Prospero Gianferrari a Bruno Mendini, entrambi deputati, con importanti ruoli in istituti economici e creditizi, dall’avvocato Giuseppe Stefenelli jr. all’ex socialista rivoluzionario poi dirigente sindacale Cesare Berti e quindi ad Italo Lunelli, ex volontario (medaglia d’oro) e legionario fiumano, deputato dal 1924 sino al 1943, che rivestì anche importanti ruoli culturali (direttore della Biblioteca comunale di Trento), e che pare riassumere in sè le contraddittorie caratteristiche di molti di questi percorsi.

Attraverso l’illustrazione di tali figure si giungerà ad una prima analisi di alcuni importanti aspetti di quel denso e tormentato periodo storico, evidenziando il problematico legame con il momento irredentistico prebellico, ed i diversi esiti in rapporto alla nascita della Repubblica sociale di Salò e alla dominazione germanica.

L’unione del Trentino all’Italia, nel contesto del difficile dopoguerra, è segnata dalle difficoltà incontrate dai nuovi governi liberali nella pianificazione politico-amministrativa, a cui si sommano le forti spinte sociali causate dai disagi economici, e la crescita dei movimenti politici di massa popolare e socialista. Il gruppo degli ex volontari, legionari, ecc., si inserisce dinamicamente all’interno di tale dialettica politica, intrecciandosi con il nascente movimento fascista.

Rafforzandosi su scala nazionale, anche in Trentino il fascismo andrà a meglio definirsi ed assestarsi, catalizzando altre forze politiche, soprattutto liberal-nazionali, che spesso avevano avuto ruoli di primo piano nell’organizzazione irredentistica prebellica.

Il centralismo sempre più marcato e la "predilezione" per Bolzano, penalizzeranno non poco la provincia trentina, con conseguenze notevoli sui rapporti interni alla classe dirigente fascista, nella quale ricoprono un ruolo non secondario, accanto ad esponenti locali, figure “esterne” (si pensi ad Achille Starace o a Dante Maria Tuninetti).

Il tragico epilogo dell’esperienza fascista nell’annessione di fatto al Reich, con la creazione dell’Alpenvorland, pose anche i dirigenti trentini di fronte a nuovi interrogativi, risolti poi in maniera differente.

Ricercatori impegnati: Paola Antolini, Mirko Saltori

In collaborazione con: Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto

Periododo di svolgimento: novembre 2007-novembre 2009