Macchi MC. 200

Il Macchi MC.200 Saetta, velivolo estremamente maneggevole, offriva nell’impiego una notevole stabilità nelle picchiate in velocità, prestandosi così in modo eccellente per il combattimento, nonostante il motore poco potente e l’armamento costituito solo di due mitragliatrici.

Nel 1937 la Direzione Generale Costruzioni Aeronautiche emanò un concorso per un nuovo caccia con cui dotare la Regia Aeronautica. La specifica richiedeva che il nuovo velivolo avesse configurazione alare monoplana ad ala bassa, carrello retrattile e che per la propulsione venisse utilizzato il FIAT A.74 RC.38, motore radiale a 14 cilindri a doppia stella, raffreddato ad aria.

L’Ing. Mario Castoldi, progettista dell’Aeronautica Macchi, disegnò un velivolo monoplano ad ala bassa, con struttura interamente metallica, il lavoro sul prototipo dal 1937 si protrasse fino alla vigilia di Natale quando il velivolo M.M. 336 fece il primo volo. Le valutazioni della nuova macchina portarono all’identificazione di alcuni problemi aerodinamici ed approfondimenti convinsero dunque dell’opportunità di modificare il profilo alare del prototipo e di tutti i Macchi MC.200 prodotti fino a quel momento.

Si era giunti, nel frattempo, alla fase decisionale del concorso che decretò il Saetta vincitore e nel 1939 ebbe inizio la produzione di serie del nuovo velivolo.

I primi dieci velivoli prodotti furono destinati ad equipaggiare il 4° Stormo che li rifiutò, così gli esemplari furono assegnati al 54°, che divenne così la prima unità della Regia Aeronautica interamente equipaggiata con il nuovo caccia. Nel periodo compreso fra l’entrata in guerra dell’Italia e l’armistizio (8 settembre 1943) il Macchi MC.200 fu probabilmente il caccia italiano più presente su tutti i fronti operativi: dal Mediterraneo all’Africa, dalla penisola balcanica alla Russia.

L’esemplare Macchi MC.200 del Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni si compone di un ampio tratto della parte anteriore della fusoliera, del troncone di coda e del motore. Particolarmente interessante è la colorazione del velivolo: lo strato inferiore, contraddistinto da una mimetica a tre toni con le tipiche macchie a “uovo in camicia” e dall’insegna della tigre ruggente, testimonia l’appartenenza alla 86° Squadriglia del 54° Stormo da caccia della Regia Aeronautica. All’inizio del 1943, l’aeroplano passò alla 92° Squadriglia del 2° Stormo da caccia, ricevendo una nuova colorazione verde oliva che si sovrappose alla precedente.

CARATTERISTICHE

Apertura alare 10,680 m
Lunghezza 8,19 m
Altezza 3,51 m
Motore Fiat A.74 RC.38 radiale
Peso 2020 kg
Velocità massima 510 km/h
Armamento 2 mitragliatrici Breda-SAFAT e 8 spezzoni o 2 bombe da 50 kg o 100 kg o 160 kg

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