Macchi MB. 308

Il Macchi MB.308 è il primo velivolo originale prodotto dalla celebre azienda varesina dopo la seconda guerra mondiale. La necessità di passare dai prestigiosi aerei da primato e dai potenti caccia ad un più umile addestratore è indicativo delle gravi difficoltà in cui versava all'epoca l'intero settore aeronautico italiano.

Il Macchi MB.308 prende vita dall'esperienza accumulata nel 1938 con il PM.1, un biposto leggero da turismo e addestramento il cui primo lotto, in costruzione presso la società romana CNA del gruppo Caproni, fu distrutto nel bombardamento di Roma del 19 luglio 1943.

L'esperienza venne ripresa nel dopoguerra dall'Ing. Ermanno Bazzocchi, nuovo direttore tecnico alla Macchi dopo Mario Castoldi. Del PM.1 il nuovo MB.308 riprendeva la struttura interamente in legno, il carrello triciclo e numerose soluzioni di dettaglio, identico il motore: sul primo MB.308, completato nell'inverno 1946, venne infatti installato il CNA D.IV da 60 cv recuperato dal prototipo del PM.1 distrutto sul campo di Reggio Emilia.

Il 19 gennaio 1947 per il primo volo, compiuto da Guido Carestiato a Venegono, l'aereo venne immatricolato I-FABR, in omaggio a Fabrizio, il giovane figlio dell'Ing. Paolo Foresio, presidente dell'azienda.

La produzione di serie adottò, per motivi di leggerezza e reperibilità, motori americani Continental acquistati come residuati bellici, entro l’anno si giunse al modello definitivo, caratterizzato dal più potente C-90 da 85 cavalli. Un anno dopo comparve la versione idrovolante a scarponi, prodotta in circa dieci esemplari. L’ordine maggiore venne dall'Aeronautica Militare, che ne volle 80 esemplari per addestramento. Dal 1951 quaranta furono progressivamente ceduti all'Aero Club d'Italia, ciò ne garantì la diffusione capillare ed un particolare radicamento nella storia dell'aviazione generale italiana.

L'aereo del Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni fu costruito nel 1950 con numero di costruzione 5885/112, ed è dunque il 5885° aereo Macchi ed il 112° MB.308 costruito.

Portò MM.53065 e ricevette il certificato di navigabilità il 20 dicembre 1950, quindi assegnato all'Aero Club di Milano con marche civili I-ACSN. Alla fine degli anni Cinquanta, dopo un incidente, fu venduto a Cesare Bossaglia, che nel 1972 lo donò al Museo Caproni allora allestito a Vizzola Ticino. È stato restaurato nel 1989 nei colori tipici azzurro-argento della produzione Macchi del dopoguerra.

CARATTERISTICHE
Apertura alare 10,00 m
Lunghezza 6,52 m
Altezza 2,17 m
Motore Continental C-90 da 85 hp
Peso a vuoto 430 kg
Velocità massima 200 km/h

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