Caproni Ca. 6

La prima fase del lavoro di studio e ricerca di Gianni Caproni si orientò su apparecchi di tipo biplano. Di questa configurazione erano infatti il velivolo costruito con l'amico rumeno Coanda in Belgio, il Ca.1 che volò il 27 maggio 1910 e tutti gli altri aerei realizzati o progettati sino al Ca.7. Dopo le esperienze dei Ca.1 e Ca.2, l’Ing. Caproni si dedicò ad alleggerire la struttura di fusoliera, sostituendo il complesso traliccio con più semplici travi di coda in bambù (come sul Ca.4 ), in tubi di metallo (sul Ca.5 ) o in legno sgusciato.

Proprio quest'ultima soluzione fu adottata sul Ca.6, sesto biplano Caproni, derivato dal secondo tipo e con fusoliera modificata dopo i primi voli effettuati nella primavera del 1911. Il motore era un Rebus da 50 cv, originario del velivoli Elodie di Guido Moncher, poi del Ca.2. Oltre ai longheroni sgusciati, una seconda soluzione inedita era rappresentata dalle ali con profilo a doppia curvatura concepito e raccomandato dallo stesso Coanda ma rivelatosi di insufficiente portanza.

Per ovviare alla mancanza di deriva vennero a più riprese installate delle superfici verticali tra le due ali. L'eventuale attività di volo dell'unico Ca.6 costruito non è nota: è però probabile che, coincidendo con il passaggio ai monoplani della famiglia Ca.8, sia stata piuttosto ridotta.

Superato da tali tipi più moderni, il Ca.6 non venne però distrutto e rimase accantonato nelle officine. Fu così salvato per il  Museo Caproni e nel 1934 era in mostra a Palazzo dell' Arte a Milano per l'Esposizione dell'Aeronautica Italiana. Fu forse durante le operazioni connesse a questo evento che assunse la configurazione attuale, contraddistinta dall'accorciamento di fusoliera e ali e dall'aggiunta di rinforzi metallici lungo il bordo d'entrata alare. In queste condizioni venne esposto all'ingresso del Museo a Taliedo sino al 1942 e, negli anni Settanta, a Vizzola Ticino.

Data l'estrema fragilità e rarità dell’aereo, ed in considerazione della mancanza di documentazione tecnica, il Ca.6 non è stato restaurato integralmente ma sottoposto ad un intervento puramente conservativo.

È attualmente il più vecchio aereo originale esposto nel Museo, ed è particolarmente importante perché consente di osservare in ogni dettaglio la struttura e le tecniche costruttive empiriche del primissimo periodo pioneristico dell'aviazione.

CARATTERISTICHE
Apertura alare 12,00 m
Lunghezza 9,80 m
Altezza 3,27 m
Motore Rebus da 50hp
Peso al decollo 700 kg
Velocità massima non rilevata

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