Ansaldo S.V.A. 5

Per alleviare la dipendenza italiana dalle tecnologie straniere i capitani Umberto Savoia e Rodolfo Verduzio iniziarono nel 1916 lo studio e il progetto di un nuovo aereo. Al progetto collaborò il tenente ingegner Celestino Rosatelli, mentre la produzione fu affidata all'Ansaldo di Genova e l’aereo divenne S.V.A.: Savoia, Verduzio, Ansaldo.

II primo volo ebbe luogo il 19 marzo 1917 e un mese dopo il prototipo fece registrare una velocità di oltre 223 km/h. In agosto i primi S.V.A. 5 in configurazione da caccia andarono alla 91ª squadriglia per una valutazione operativa che evidenziò problemi di armamento, visibilità e manovrabilità.

L’Ansaldo S.V.A. 5 rappresenta il primo velivolo della storia aeronautica italiana progettato e costruito su una rigorosa base tecnico-scientifica attraverso il calcolo preventivo delle strutture e puntuali controlli in fase di collaudo. Dapprima aereo da caccia, poi modificato dal direttore tecnico dell’Ansaldo, sottotenente ingegnere Giuseppe Brezzi, che ne sviluppò allora nuove versioni, tra cui lo S.V.A. 5 da ricognizione, con due mitragliatrici Vickers laterali, due macchine fotografiche, tre attacchi per bombe da 162 m/m, che fu molto utilizzato dall’Italia in guerra.

La prima missione operativa venne effettuata il 9 ottobre 1917 dal tenente Natale Palli, che dieci mesi più tardi portò nel cielo di Vienna Gabriele D’Annunzio. L’impresa, portata a termine da sette degli 11 S.V.A. 5 dell’87ª Squadriglia decollati dal campo di San Pelagio (Padova), rimane la più celebre missione degli S.V.A. 5, a cui partecipò anche il n. 11777 esposto in Museo, pilotato da Gino Allegri. Gli italiani per quella missione volarono nel cielo della capitale austriaca, lanciando manifestini tricolori e fotografando tutta la città.

Altra impresa compiuta da questo velivolo fu il Raid Roma-Tokyo del 1920. La trasvolata a tappe era stata pensata come una antesignana delle Crociere di Massa di Italo Balbo. Nonostante solo gli equipaggi di Arturo Ferrarin e Guido Masiero arrivassero a destinazione, il volo fu comunque un successo: ad accoglierli all'atterraggio a Tokyo, i piloti italiani trovarono una folla di 200.000 giapponesi.

La produzione proseguì sino agli anni Venti in numerose versioni, anche biposto, per un totale di circa duemila esemplari, gli ultimi dei quali volarono fino alla metà degli anni Trenta.

CARATTERISTICHE
Apertura alare 9,22 m
Lunghezza 8,08 m
Altezza 2,74 m
Motore SPA 6A da 220cv
Peso a vuoto 655 kg
Velocità massima 230 km/h

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