L'emigrazione trentina dalle origini al 1939

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Per la natura aspra del suo territorio, sin dal Medioevo gli abitanti del Trentino lasciano la propria casa per cercare fortuna altrove. Tipiche dei tempi antichi sono forme di emigrazione che durano da pochi giorni a molti mesi. È durante l'Ottocento che queste migrazioni "stagionali" si protaggono per un lasso di tempo maggiore e raggiungono mete sempre più lontane, anche al di là dell'Oceano. Nelle Americhe i Trentini continuano a svolgere i mestieri che già avevano appreso, ma vedono anche le grandi metropoli in piena espansione, imparano nuove occupazioni, scoprono stili di vita sconosciuti. L'altra faccia dell'emigrazione è però fatta anche di miseria, condizioni di lavoro estreme e forme sempre più diffuse di razzismo verso questi "nuovi arrivati".

Database online della Fondazione Museo storico del Trentino dedicato all'emigrazione Trentina


Manuale scolastico sull'emigrazione trentina dal sito dell'Ufficio Emigrazione della Provincia autonoma di Trento

Cronologia

  • Dal Medioevo al secolo XVIII 
    Gli abitanti del Trentino emigrano per periodi non troppo lunghi e per integrare i redditi derivati da agricoltura e allevamento, principali attività del territorio. Si parla quindi di "emigrazione stagionale", con specializzazioni per ogni territorio: ad esempio, boscaioli nelle Giudicarie, venditori ambulanti dal Tesino o musicisti dalla Val di Fassa.
    "Per via": il museo tesino dedicato ai venditori ambulanti – sito ufficiale
  • Nel XIX secolo 
    L'emigrazione stagionale continua, principalmente nell'Impero degli Asburgo, di cui il territorio trentino fa parte, oppure negli stati limitrofi. Eccezionalmente si visitano destinazioni più lontane come la Russia. Dalla seconda metà del secolo, grandi cantieri edili in tutta Europa diventano una nuova occasione di lavoro. Si parla soprattutto di migrazione maschile, ma c'è anche una certa richiesta di manodopera femminile nel settore tessile: non è raro che donne trentine si spostino in altre regioni più industrializzate dell'Impero, come il vicino Voralberg.
  • 1860-1890, il contesto 
    Qualcosa cambia: il numero degli emigranti cresce a dismisura e si cominciano a scegliere destinazioni lontane. Non si torni a casa per anni, e sempre più spesso non si torna affatto. Il territorio trentino, con la sua modesta agricoltura, non può sostenere una popolazione che comunque è in continua crescita. Non si riesce nemmeno a sviluppare un'industria capace di dare lavoro ai disoccupati; nuovi settori come il turismo, danno benefici economici ancora molto limitati. Un Trentino già debolissimo viene colpito duramente dalla crisi economica europea degli anni '70 e, come se non bastasse, da una serie di calamità naturali. Per molti l'unica possibilità è emigrare.
    Un approfondimento sul Tirolo storico – videolezione Storia.edu
  • 1914-1918
    I flussi migratori dall'Europa calano repentinamente, a causa dello scoppio della Grande Guerra (1914-918). In molte parti del continente gli uomini vengono frenati dagli obblighi militari. Tutti i cittadini considerati abili alla guerra che non rispondono alla chiamata sono considerati disertori, anche se domiciliati all'estero.
    Un nostro approfondimento video sul Trentino nella Prima guerra mondiale – videolezione Storia .edu
  • 1919 - 1939
    In questi anni, anche se riprende l'emigrazione, due fattori tendono a limitarla. In Italia, di cui ormai il Trentino fa parte, il regime fascista punta su politiche nazionaliste. Si scoraggia l'emigrazione, considerata segno di debolezza per un Paese che vuole mostrarsi solido. Dall'altra parte è sempre più difficile farsi accettare nei porti d'arrivo, soprattutto negli Stati Uniti dove, già dal 1917, vengono emanate leggi più restrittive e dove si sviluppano forme di propaganda razzista che prendono di mira i migranti.
    Chi emigra dall'Italia lo fa anche per motivi politici – documentario RaiStoria
    Vignetta razzista contro gli immigrati negli USA – Wikimedia Commons